IL Papa ed il Lavoro

  • Autore: Orazio La Rocca
  • Fonte: Panorama
  • Anno: 2017

CITTA’ DEL VATICANO – Papa Francesco meglio dei leader della Cgil e degli altri sindacati messi insieme. Ricevendo in Vaticano i dirigenti del più forte sindacato cattolico, la Cisl, Jorge Mario Bergoglio tocca tutte le note dolenti che da anni stanno mettendo a dura prova la vita di lavoratori, lavoratrici, dosoccupati, esodati e giovani alla disperata ricerca della prima occupazione. E vale a dire la messa sotto accusa dello “scandalo degli anziani costretti a lavorare mentre ci sono i giovani costretti ad espatriare per cercare lavoro”, la “vergogna” delle pensioni d’oro “e delle paghe di fame”, lo “sfruttamento delle donne”, la mancanza di tutela delle fasce lavoratrici più deboli e “di chi lavoro non ha”, a partire dai tanti migranti sfruttati nei campi senza diritti.

     Un papa, quindi, fortemente motivato a difendere il lavoro inteso – ha spiegato – come “diritto inanielabile di ogni persona, al di là del sesso, del colore politico e della nazionalità”.  E le parole che dice ai sindacalisti della Cisl in materia di lavoro lo fanno volare alto, portandolo al livello dei grandi papi del passato che hanno contrassegnato i loro pontificati scendendo nell’agone socio-politico in materia di occupazione, di problematiche legate ai lavoratori e di disoccupazione come Leone XIII (governò la Chiesa dal 1878 al 1903) il primo papa a scrivere una enciclica dedicata al mondo del lavoro, la Rerum Novarum; Paolo VI con la Populorum Progressio; e S.Giovanni Paolo II autore di numerosi interventi in difesa dei lavoratori con ben tre encicliche storiche come la Centesimus Annus, Dignitatis Rei Socialis e la Laborem Exsercens.

 

SOCIETA’ STOLTA E MIOPE

 

     Bergoglio, prendendo simbolicamente a modello le parole dei suoi predecessori papi “sindacalisti”, inizia con un monito inaspettato – spiazzando i capi cislini accorsi all’udienza vaticana – avvertendo che  “è una societa’ stolta e miope quella che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo e obbliga un’intera generazione di giovani a non lavorare quando dovrebbero farlo per loro e per tutti”. Parlo ad una plaeta molto interessata, ma anche “spiazzata” per quel che dice, i sindacalisti delegati della Cisl in occasione del congresso nazionale del sindacato fondato da Giulio Pastore. “Non sempre e non a tutti – aggiunge Francesco – e’ riconosciuto il diritto a una giusta pensione”, cioe’ “ne’ troppo povera ne’ troppo ricca: le ‘pensioni d’oro’ sono un’offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perche’ fanno si’ che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni”. Servono leggi diverse anche per chi “si ammala e viene scartato dal mondo del lavoro in nome dell’efficienza”, mentre, se “una persona malata riesce, nei suoi limiti, ancora a lavorare, il lavoro svolge anche una funzione terapeutica: a volte si guarisce lavorando con gli altri, insieme agli altri, per gli altri”. Di queste cose dovrebbe farsi carico il sindacato, ma per il Papa forse non lo fa abbastanza: “Il sindacato col passare del tempo ha finito per somigliare troppo alla politica, o meglio, ai partiti politici, al loro linguaggio, al loro stile. E invece, se manca questa tipica e diversa dimensione, anche l’azione dentro le imprese perde forza ed efficacia”.

 

I GIOVANI, PRIMA EMERGENZA LAVORATIVA

 

   Ma la prima emergenza, per Papa Francesco, sono i giovani perche’ quando “sono fuori dal mondo del lavoro, alle imprese mancano energia, entusiasmo, innovazione, gioia di vivere, che sono preziosi beni comuni che rendono migliore la vita economica e la pubblica felicita’”. Questa e’ la prima dote – secondo Bergoglio – con cui li aiutiamo “a spiccare il loro volo libero della vita adulta”. Per il Papa, “e’ allora urgente un nuovo patto sociale per il lavoro, che riduca le ore di lavoro di chi e’ nell’ultima stagione lavorativa, per creare lavoro per i giovani che hanno il diritto-dovere di lavorare. Il dono del lavoro e’ il primo dono dei padri e delle madri ai figli e alle figlie, e’ il primo patrimonio di una societa’”. Parole di fuoco anche per lo sfruttamento del  lavoro minorile: “Da bambini non si lavora, e non si deve lavorare”, grida il pontefice per meglio accentuare il suo richiamo-sdegno. “Anche oggi – denuncia – ci sono nel mondo ancora troppi bambini e ragazzi che lavorano e non studiano, mentre lo studio e’ il solo lavoro buono dei bambini e dei ragazzi”. Analoga la condanna per la discriminazione delle lavoratrici. “Ancora nel mondo del lavoro la donna e’ di seconda classe: voi potreste dire – ragiona Francesco -, si’, ma c’e’ quella imprenditrice, quell’altra, ma la donna guadagna di meno, e’ piu’ facilmente sfruttata: fate qualcosa”.

   Lezione semantica anche sulla parola sindacato per dimostrare che chi è chiamato a difendere i lavoratori ha perso la retta via. “Sindacato – spiega – e’ una bella parola che proviene dal greco syn-dike, cioe’ ‘giustizia insieme’. Non c’e’ giustizia insieme se non e’ insieme agli esclusi” -, chiosa polemicamente Francesco tra gli applausi. E invece, lamenta, “il capitalismo del nostro tempo non comprende il valore del sindacato, perche’ ha dimenticato la natura sociale dell’economia, dell’impresa, della vita, dei legami e dei patti”. Secondo il Papa, pero’, forse la nostra societa’ non capisce il sindacato anche perche’ non lo vede abbastanza lottare nei luoghi dei “diritti del non ancora”: nelle periferie esistenziali, tra gli scartati del lavoro, tra gli immigrati, i poveri, che sono sotto le mura della citta’; oppure non lo capisce semplicemente perche’ a volte la corruzione e’ entrata nel cuore di alcuni sindacalisti”. “Non lasciatevi bloccare da questo”, esorta rivolto ai delegati della Cisl. “So che vi state impegnando gia’ da tempo nelle direzioni giuste, specialmente con i migranti, con i giovani e con le donne. Vi incoraggio a continuare e, se possibile, a fare di piu’. Abitare le periferie puo’ diventare una strategia di azione, una priorita’ del sindacato di oggi e di domani. Non c’e’ una buona societa’ senza un buon sindacato, e non c’e’ un sindacato buono che non rinasca ogni giorno nelle periferie, che non trasformi le pietre scartate dell’economia in pietre angolari”. Alla Cisl, insomma, il Papa ricorda la dimensione “profetica” dell’azione sindacale. “Vorrei sottolineare – sottolinea – due sfide epocali che oggi il movimento sindacale deve affrontare e vincere se vuole continuare a svolgere il suo ruolo essenziale per il bene comune. La prima e’ la profezia, e riguarda la natura stessa del sindacato, la sua vocazione piu’ vera. Il sindacato e’ espressione del profilo profetico della societa’. Il sindacato nasce e rinasce tutte le volte che, come i profeti biblici, da’ voce a chi non ce l’ha, denuncia il povero ‘venduto per un paio di sandali’, smaschera i potenti che calpestano i diritti dei lavoratori piu’ fragili, difende la causa dello straniero, degli ultimi, degli scarti”. La seconda sfida a cui deve rispondere il sindacato per il Papa e’ l’innovazione. “I profeti sono delle sentinelle, che vigilano nel loro posto di vedetta. E il sindacato ha la vocazione anche di “proteggere chi i diritti non li ha ancora, gli esclusi dal lavoro che sono esclusi anche dai diritti e dalla democrazia”. Parole accolte tra applausi a scena aperta. Ma che il “sindacalista” Bergoglio si augura che non resteranno lettera morta.