LA SCUOLA E LE NUOVE FIGURE PROFESSIONALI.

Il Rapporto dell’Unesco sull’educazione nel XXI secolo (il cosiddetto Rapporto Delors) evidenziava le principali sfide che le società più avanzate avrebbero dovuto affrontare, come:

  • La tensione tra orientamento locale e globale (diventare cittadini senza perdere il contatto con le proprie radici culturali);
  • La tensione tra tradizione e modernità (la tensione tra lungo termine e breve termine);
  • La tensione tra lo stimolo della competizione e l’uguaglianza delle opportunità (e ciò richiede la creazione di situazioni educative capaci di coniugare la competizione che stimola, la cooperazione che rinforza e la solidarietà che unisce);
  • La tensione tra l’incredibile sviluppo delle conoscenze e le capacità di assimilarle;
  • La tensione tra mondo spirituale e mondo materiale (con la conseguente domanda di valori e di ideali di riferimento). Se è vero che non si può capire in profondità un’organizzazione se non quando si tenta di cambiarla, per comprendere la cultura d’impresa o meglio le imprese come culture è indispensabile cogliere l’essenza dell’impresa come cultura dell’innovazione.

A pochi anni di distanza la scuola si deve confrontare con l’epoca della fantascienza che diventa realtà: dalle automobili in grado di guidare da sole, a un automa in grado di svolgere la funzione di assistente personale intelligente capace di dare consigli utili a seconda delle necessità.

Una scuola non centrata sulla capacità di essere soggetto della nuova società che avanza, in grado di formare cittadini ad essere attori e non esecutori di scelte fatte altrove, rischia di essere sopraffatta dalle tre caratteristiche principali del progresso tecnologico nell’era digitale: l’essere esponenziale, digitale e combinatorio. La scuola deve formare giovani in grado di comprendere e governare gli aspetti delle innovazioni digitali che hanno carattere incrementale. Le nuove generazioni debbono scegliere quando fare propri gli adattamenti e le combinazioni di tecnologie esistenti e dei dispositivi già funzionanti, pensati per rispondere o far nascere esigenze nuove.

Giovani in grado di comprendere che le innovazioni comportano un aumento della produttività e, conseguentemente, una nuova ripartizione tra la parte del lavoro svolta dall’uomo e quella svolta dal digitale.

Compito della politica, di concerto con la scuola, analizzare le conseguenze di tali trasformazioni e attivare politiche sociali in grado di attenuarne gli impatti sull’aumento delle disuguaglianze.

La nuova società che avanza rischia di dividere in modo netto la popolazione in due classi distinte e separate, quasi inconciliabili tra loro: una classe elitaria abituata ad operare a livello mondiale, detentrice dei simboli e delle conoscenze necessarie a far funzionare la società digitale ed il mercato globale, e un sempre crescente numero di lavoratori in eccesso con poche speranze di trovare una occupazione stabile nella nuova economia globale ad alta innovazione.

Il paradosso dell’attuale momento storico è che le nuove tecnologie hanno avuto il potere, nello stesso tempo, di liberare l’uomo e di destabilizzare la società in cui vive.

Il sistema scolastico e formativo debbono dimostrare di essere in grado di formare i profili necessari al sistema economico digitale. Figure nuove che svolgono ruoli complessi ma in grado di garantire occupazione alle nuove generazioni.

Una delle innovazioni che nei prossimi anni entrerà in concorrenza con molte attività fino ad oggi svolte dall’artigianato è quella della stampante 3D. Ai nostri giorni le stampanti 3D stanno modificando il settore manifatturiero, grazie alla capacità di stampare oggetti con qualsiasi materiale, compresi cibo, cemento e perfino tessuti biologici.

Gli Assistenti Virtuali stanno sostituendo le persone nelle attività di front e back office. Vanno sotto il nome di chatbot, sono software progettati per simulare un dialogo tra umani, utilizzano algoritmi di intelligenza artificiale per costruire un dialogo strutturato con l’utente e rispondere in forma esaustiva a domande specifiche. Queste tecnologie si trovano già in applicazioni di uso quotidiano, negli iPhone, in Android, in Google.

Un’altra frontiera è quello delle applicazioni bioniche alla persona. La biohacking prevede di utilizzare la tecnologia bionica per migliorare le caratteristiche o le capacità degli organismi viventi, compreso l’uomo.

Può sembrare un paradosso ma la società digitale ha bisogno dell’apporto dei laureati in filosofia. All’interno delle grandi multinazionali è nata la figura del Chief Philosophy Officer, laureati in filosofia che assumono posizioni di leadership all’interno delle grandi imprese tecnologiche

L’impresa artigiana e la formazione professionale, nell’ultimo secolo, hanno dedicato grande attenzione alla formazione dei profili professionali necessari al funzionamento del settore automobilistico. Anche per loro sta arrivando il momento di adeguare i profili professionali con l’avvento della Connected Car, un auto connessa alla rete che non ha più bisogno dell’autista, un veicolo che dispone di sensori e può inviare e ricevere messaggi, percependo il mondo che la circonda e interagendo con gli altri veicoli o realtà circostanti. Questo permetterà alle persone trasportate di utilizzare il tempo precedentemente destinato alla guida per svolgere altre attività professionali.

Un’altra figura emergente che impegnerà moltissimo le facoltà universitarie è quella del Futurist. Il Futurist è colui che elabora previsioni basate su fatti concreti, una sorta di consulente per aziende ed organizzazioni che aiuta ad identificare i trend futuri. Il suo punto di vista determina i processi e può avere impatti sia sul piano imprenditoriale che sociale. La sua formazione può essere diversa, varia da quella scientifica, a quella artistica, a quella della comunicazione, ma con un obiettivo comune cercare di capire, e soprattutto spiegare, come sarà il futuro.

La politica dovrà porre molta attenzione alla evoluzione di quella che viene chiamata Gigabit Society, una società interamente interconnessa attraverso la fibra ottica e i servizi denominati 5G. Una trasformazione che prevede che il mondo digitale non sia più “parallelo” alla realtà fisica ma, grazie alle reti iperveloci e stabili, compenetri il mondo reale e del quotidiano.

Attraverso la Immersive Experience potremo visitare i reparti di un grande magazzino senza muoverci da casa. La immersive experience è una particolare modalità di fruizione della realtà virtuale che consente alla persona di interagire con il mondo virtuale che lo circonda, inserendosi totalmente in esso attraverso visori posizionati sugli occhi e sensori che rilevano la posizione del corpo riproducendola nell’ambiente virtuale.

Una volta le aziende avevano i rappresentanti con il compito promuovere i prodotti aziendali. Oggi, alle prese con i processi di trasformazione digitale, hanno sempre più bisogno di una figura come l’Innovation Manager, compito di questa figura è quello di esplorare i contesti dei settori interessati al tipo di produzione, cercando di individuare eventuali partner e prendere in considerazione la valutazione e lo scouting delle opportunità.

I settori scolastico, universitario e professionale debbono preparare figure in grado di contribuire ad individuare modalità di lavoro e professionalità diverse dalle precedenti. All’interno della fabbrica chiamata 4.0. ad esempio, sarà necessario insegnare agli addetti nuove mansioni per le quali saranno richieste nuove competenze. Per prepararsi al reskilling, le aziende possono: assumere chi sa imparare, il personale verrà assunto non tanto sulla base delle conoscenze acquisite ma valutando la loro capacità di apprendere cose nuove; usare gli junior per insegnare ai senior, i quali a loro volta insegneranno agli junior la cultura aziendale.

Il trasferimento tecnologico che ad oggi ha interessato soprattutto il settore industriale dovrebbe essere rivolto soprattutto alle PMI. Questo trasferimento, frutto della collaborazione tra il mondo accademico e le industrie di settore, dovrebbe essere rivisto nella logica degli anni settanta dei distretti industriali, dove l’industria capofila fa da incubatore alle PMI del settore in grado di concorrere a livello internazionale. Il percorso comprende tutte quelle attività che sono alla base del passaggio dall’ambito della ricerca scientifica a quello del mercato grazie ad una serie di fattori, come la conoscenza, la tecnologia, le competenze, i metodi di fabbricazione, modelli di produzione e di servizi. Possiamo definire il trasferimento tecnologico anche come un percorso caratterizzato da un punto di partenza (la ricerca), un punto di arrivo (il mercato) e una serie di tappe intermedie (la cosiddetta filiera), in cui sono coinvolti attori differenti.

Insieme per Vania